partire cambiare

 

 

 

Franco Flaccavento, Francomà, Tarcisio Pingitore

 Antonio Pujia Veneziano, Luca Scornaienchi

 

12 febbraio 12 marzo 2005

La diffusione dell’arte attraverso i nuovi media, quali conseguenze ha nella produzione degli artisti che si trovano in periferia? Ai nostri tempi, in cui qualsiasi produzione deve confrontarsi col “già detto”, quali possibilità ci sono di realizzare nuovi capitoli della ricerca artistica in una città periferica come Cosenza? Merito dell’indipendenza mentale che ha sempre colorato la Calabria di diffidenza nei confronti dell’arte consacrata dal successo, merito delle difficoltà di contatto solo recentemente superate con i nuovi media, l’impressione che si riceve considerando queste produzioni artistiche è di una sostanziale e fortunata indipendenza nei confronti dell’arte più nota e più premiata dal successo.

Questa situazione è eccezionalmente positiva per le estetiche contemporanee che cercano la novità e l’ignoto a tutti i livelli. Considerando, per esempio gli Stati Uniti, si nota che l’arte che ha deciso il prevalere di questa Nazione nei confronti dell’Europa è prodotta in prevalenza da artisti emigranti trapiantati a New York, che hanno svecchiato la figuratività tipica dei nativi, solo dopo sublimata attraverso la Pop Art, e in seguito esportata in tutto il mondo. La stessa cosa si potrebbe dire di Cosenza, poiché l’isolamento ha deciso una autonomia di grande suggestione ed interesse.

Queste riflessioni sono suggerite da una Mostra in apertura a Vertigo (al 63 di Via Rivocati) dal 12 febbraio fino a fine marzo. Gli artisti invitati sono solo la punta dell’iceberg di tutta la ricerca locale che, al contrario, meriterebbe di essere presentata integralmente. Franco Flaccavento realizza delle tele in cui la sua conoscenza dei materiali si dispone in forme minime o in accumuli che ci fanno considerare lo spessore e le responsabilità dell’atto del dipingere. La tela diventa molto spesso un’evocazione di sospesi e incerti spazi di coscienza. Francomà allestisce dei pannelli di grande fascino. Le sue figure femminili sono memori di tutti gli archetipi che le varie civiltà hanno deposto sulle sue linee, e diventa una specie di segno che, combinato in tutte le posture possibili, ma sempre in due dimensioni, riempie fantasticamente gli spazi. Tarcisio Pingitore dà ancor più valore alle sue ricerche sull’azzeramento insistendo su composizioni in prevalenza bianche, in cui bisogna andare alla ricerca di lirici micro-eventi che rendano vitale la superficie e fecondino lo sguardo. Antonio Pujia Veneziano ha presentato un dittico di grande suggestione. Le due composizioni dialogano tra loro elaborando una arcana variazione sul grigio. I materiali si incontrano definendo un recinto in cui, per trasmutazione, tutto può accadere. Il giovane Luca Scornaienghi presenta una installazione di grande impatto. Un giovanetto ferito campeggia su del vero terriccio trasportato in galleria, ed è un monito a reagire e criticare la natura mediatica delle immagini che ci colpiscono.

Paolo Aita

 

opere esposte a Vertigo

 

foto di gruppo e momenti d' inaugurazione della mostra