Cool Style

 

Claudio Adami, Marisa Albanese, Elvio Chiricozzi, Ines Fontenla

 Daniela Perego, Roberto Pietrosanti, Oscar Turco

 

Dal 9 aprile al 7 maggio 2005

 

La presenza dello Studio Casagrande è ormai una realtà dell’universo artistico romano. Gli artisti presentati, con un’attitudine di vero talent scout, possono contare su una ribalta il cui prestigio fa parte delle certezze del mondo artistico della Capitale. Il suo direttore, Pino Casagrande, con la sua sensibilità per l’installazione delle opere, è chiamato a curare la collocazione in abitazioni poi regolarmente segnalate da riviste d’architettura internazionali. A contraddistinguere queste scelte è la capacità di queste opere di proporsi come modelli di silenzio, e monito ad una percezione dell’arte disinibita e sottile. I modelli culturali di riferimento sono prossimi al Minimalismo, ma con un’attenzione tutta italiana all’armonia delle dimensioni e al dialogo con i residenti.

Gli artisti selezionati presentano un vocabolario molto ridotto e dal quale è bandito qualsiasi riferimento alla decorazione. Claudio Adami realizza dei cataloghi di segni nei quali la quotidianità è rappresentata sismograficamente da segni con minime variazioni di tracciamento. Marisa Albanese circonda le sue figure di fasce attraverso le quali le varie posture assumono una valenza volumetrica particolare, ribadita dai personalissimi caschi. I corpi di Elvio Chiricozzi al contrario rilanciano la sfida della rappresentazione ideale e senza tempo della bellezza. Le città ideali di Ines Fontenla ci riparlano dell’utopia dei grandi filosofi e, ultimamente, lanciano un appello in difesa della natura. Gli affetti fotografici di Daniela Perego sono un diario d’esistenza da cui non è escluso l’incanto e la fascinazione basica di volti e corpi. La ricerca di Roberto Pietrosanti verte sul numero e sulle leggi dell’equilibrio, con conseguenze che riguardano l’installazione e l’architettura. La leggerezza dei cieli di Oscar Turco ci fa pensare al nostro ruolo nel cosmo, e lo rende meno drammatico con l’evocazione di una bellezza sospesa.

 Paolo Aita