In picciol vaso...

piccoli quadri per una condivisione

Inaugurazione 2 Dicembre 2012  ore 18,00

a cura di Franco Gordano

dal 2 al 12 dicembre 2012

Vi aspettiamo numerosi nella nostra sede espositiva

Salvatore Anelli, Sergio Angeli, Gianpaolo Atzeni, Barbara Ardau, Antonio Baglivo, Calogero Barba, Angela Barbera, Geppo Barbieri, Renata Boero, Anna Boschi, Carmine Calvanese, Vito Capone, Gianni Celano Giannici, Silvia Cibaldi, Letterio Consiglio, El Gato Chimney, Giuliano Cotellessa, Ferruccio D’Angelo, Teo De Palma, Mimmo Di Caterino, Luce Delhove, Marcello Diotallevi, Giulio De Mitri, Danilo De Mitri, Matilde Domestico, Maria Elena Diaco, Salvatore Dominelli, Franco Flaccavento, Alberto Gallingani, Ombretta Gazzola, Francesco Guerrieri, Lillo Giuliana, Raffaele Jannone, Anna Lambardi, Giovanni Leto, Ghislan Mayaud, Ruggero Maggi, Viviana Mauriello, Max Marra, Diego Minuti, Leila Mirzakhari, Albano Morandi, Antonio Noia, Salvatore Pepe, Teresa Pollidori, Tarcisio Pingitore, Loredana Raciti, Mauro Rea, Margherita Levo Rosemberg, Giuseppina Riggi, Angelo Riviello, Fiorella Rizzo, Leonardo Santoli, Antonio Saladino, Anna Santinello, Gianfranco Sergio, Franco Spena, Stefano Soddu, Evelina Schatz, Giulio Telarico, Ernesto Terlizzi, Delfo Tinnirelli, Antonio Pujia Veneziano, Armanda Verdirame, Fiorenzo Zaffina, Rolando Zucchini.

Il Centro di ricerca per la cultura e le arti visive contemporanee VERTIGO, propone una mostra di piccolo formato, invitandovi ad esprimere nella diversità e nella autonomia del vostro fare pittorico, un’opera di piccole dimensioni massime cm. 25x25 e sviluppare occasioni di riflessione, dal testo di Franco Gordano curatore dell’iniziativa. In un momento storico dove alla libertà di pensiero, alla cultura e alla ricerca di un nuovo Umanesimo si sostituisce la libertà alla guerra. Un libero gioco di squadra caratterizzato da una sana divulgazione della ricerca artistica nel sud che, da qualche tempo tende ad esorcizzare l’insensato Sistema dell’Arte e la distribuzione del sapere, recuperando il senso della dimensione meridionale e del buon senso.

 

In picciol vaso prezioso unguento, recita la vulgata, o meglio recitava, perché da decenni una società enfatica e bulimica, smaniosa di possedere sempre più e sempre più in grande, ha mortificato quel pensiero, relegandolo nei bassifondi della memoria, per tendere verso una visione ciclopica di ogni manifestazione della nostra quotidianità. Così, in virtù di grandi numeri che un’economia gonfiata e una finanza a vocazione esasperatamente speculativa, hanno perseguito, si sono creati, ballando a cuor leggero nei saloni lussuosi d’un immaginario Titanic, disastri questi sì immani. Ma forse saranno proprio essi a riportarci lentamente alla realtà e a una sua dimensione più equilibrata, a farci cogliere, tra tanto altro, il senso più profondo di quel detto, che naturalmente non è assoluto o peggio ancora riferito soltanto a una corporeità, ma un monito alla comprensione di un’esistenza più complessa e ramificata, diversificata, dove il senso della proporzione, della ricerca più minuziosa, dell’armonia, dell’equilibrio, dei comportamenti meno sbandierati,  delle concezioni di vita meno roboanti, dell’attenzione alle piccole cose, torni ad avere un giusto valore, una nuova considerazione, quasi direi un’evangelica comprensione della sua preziosità: Gesù si trovava a Betània nella casa di Simone il lebbroso. Mentre stava a mensa, giunse una donna con un vasetto di alabastro, pieno di olio profumato di nardo genuino di gran valore; ruppe il vasetto di alabastro e versò l'unguento sul suo capo, Marco (14, 3-9) (ma anche negli altri evangelisti), episodio che potrebbe essere all’origine della nostra vulgata. In codesta direzione intende muoversi “in picciol vaso...” come riscoperta e riproposizione d’una dimensione diversa e ancora stimolante, del resto nell’alveo d’una tradizione eccelsa che da Cimabue (alcune attribuzioni), o, se vogliamo, meglio ancora dalle icone bizantine, arriva ai nostri tempi, penso ad esempio, tra gli altri, ai piccoli deliziosi dipinti di Chagall, non quadri di un’esposizione, ma (piccoli) quadri per una condivisione tra artisti, associazione e amanti dell’arte e insieme per un  gesto di solidarietà reciproca, un dono di bellezza, un’emozione per le imminenti festività offerta a chi vorrà coglierla per il proprio piacere, ma anche come tangibile segno di attenzione e affezione verso questo spazio espositivo.  

Franco Gordano