Giuseppe Salvatori

 

Sub Rosa

16 dicembre 2007 - 15 gennaio 2008

a cura di Paolo Aita

opere esposte nei locali di Vertigo arte

 

opere esposte

catalogo in galleria

Ogni artista ha un giacimento piccolo o grande di immagini o situazioni esistenziali che generano o, semplicemente affiorano, nelle sue opere. Da queste occorre un altro passo, la loro organizzazione, per imbastire una mostra, che è un insieme coerente e motivato di immagini, opere, proposte. Nel caso di questa mostra cosentina di Giuseppe Salvatori l’intento è parecchio differente: invece di armarsi di cultura e retorica per montare una proposta artistica aggiornata e aggressiva, abbiamo un catalogo di immagini d’anima. E’ una mostra di piccoli lavori in cui si fa spazio il diario. Il riferimento ideale va alla grande pittura d’interni, come quella di Lyotard, Vermeer, ma, al contrario di questi, il pennello che si muove attinge da un realismo intimo e afono fino alla reticenza, dimesso fino al silenzio, inguaribilmente autobiografico. Manca appunto il grande progetto, la forte parola ideologica che travolge.

In un clima di immensa sincerità, qui si narra di stanchezza, di caducità, di appassimento. Come questo ultimo termine rimanda alla trascorsa passione, queste opere presentano ricordi di palpiti, memorie di impegni, proiezioni, non più calde, anzi appena tiepide. Rimandano alla rosa e al suo ciclo biologico, di cui ogni passo sconfina nella caducità, nell’ombra. Anzi le evocano, poiché tutto dura un tempo conchiuso e finito, il cui termine è inscritto già nei primi passi del suo destino. Sono opere fermate, il cui limitato universo attinge dall’infinito solo per via di reticenza, di sottrazione. Così lo strumentario espressivo è volutamente dimesso, sommesso.

Eppure tendendo appena l’orecchio possiamo ancora percepire l’agone sanguigno, la fiamma alla quale ci siamo concessi e che abbiamo infine ospitato. Ma rimangono racconti di cenere. Inutile, ma ancora informata di tutti noi.