Andrea Fogli

 

5 marzo - 5 aprile  2004

ATELIER

 

L' azione del vedere è stata da sempre ricoperta di metafore. La poesia ha i dardi che fuoriescono dagli occhi, il teatro ha lo scambio degli sguardi che testimoniano fedeltà o celano tradimenti, il melodramma ha una commozione riconosciuta che dal palco corre, con la voce, attraverso la sala. Quando, però cerchiamo di approfondire la conoscenza della visione, e la osserviamo, per così dire dall'interno, senza alcun illusorio scientismo, le nostre lingue sono mute, e questo ci infastidisce perché millenni di civiltà non hanno ancora spiegato i particolari di questa comunicazione.

Andrea Fogli per investigare questo tema sceglie una posizione decisamente scomoda. Invece di sciogliere i veli che circondano questo meccanismo, li rende ancora più spessi. Invece di capire vuole sentire. Si potrebbe dire che ricerca attorno allo sguardo come farebbe un ipnotista, infatti parte dalla sponda sensibile invece che da quella raziocinante. Queste foreste di occhi ci fanno solamente intendere che questa comunicazione è assolutamente non-verbale, e alle parole non potrà mai essere ricondotta. Sicuramente la sua ricerca verte anche sull'attimo della condivisione dello sguardo e della nascita della comunicazione. Questa scintilla lega chi vede e chi si mostra con un vincolo misterioso ma, non per questo, incerto. Sicuramente si creano, in questo modo, i presupposti di un'intimità, di una complicità di tipo nuovo, che non esclude il sentimento. Ma si instaura anche un saper notturno, a volte inquietante, poichè i legami stabili dallo sguardo non hanno cittadinanza nel mondo dell'utile.

Da qui il desiderio di restituire lo sguardo  all'intimità che lo genera e una sorta di cura preziosa per ciò che deve ancora essere spiegato. Da qui un ideale Atelier di tutti gli sguardi, vissuto come palestra di tutto ciò che dallo sguardo è contenuto e sottinteso.

Paolo Aita

 

Inaugurazione

 5  marzo  2004

 

 

 

opere  esposte in mostra a Vertigo