Giosetta Fioroni

 

 

o p e r e

a cura di Paolo Aita

20 maggio - 9 giugno 2006

 

La dimensione estetica in cui l’arte presenta i suoi messaggi e attua le sue seduzioni si esercita in infinite proiezioni. Una di queste, tra le più importanti, è senz’altro il dialogo con le altre forme di espressione, come la poesia e la musica. Michelangelo fu anche grande poeta, Raffaello dipingendo si intratteneva con musiche e letture. Secondo questo tipo di rapporti l’opera di Giosetta Fioroni è una delle più alte manifestazioni di un dialogo fecondo e profondo con la letteratura. I modi stessi della sua pittura tengono conto dell’espressività tipica della letteratura, in cui personaggi e ambienti non sono semplicemente descritti, ma sembrano abitare uno spazio che è loro peculiare. Per rendere ancora più pregnante questa ricerca, Giosetta Fioroni giunge a concepire dei veri e propri ambienti (i Teatrini) coordinati alle personalità che vuole rappresentare. La sua è un’arte duttile, che vuole conoscere oltre a rappresentare, come tutta la grande letteratura, e lavora strenuamente per raggiungere questo risultato.

A questo atteggiamento è orientata tutta la sua produzione, anche quella più improntata alle vicende personali o ai ricordi, che sono trattati senza velo di compassione, anzi con il desiderio di conoscere tutti i retroscena affettivi di quell’attimo, di quella scena. Ciò viene raggiunto tramite una pittura violenta di verità, dove i segni obbediscono all’imperio della mano, ma al contempo devono, quasi come obbligo morale, apportare anche informazioni sui fatti dipinti, provenienti dall’intimità familiare o suggeriti addirittura dalla tragedia classica. Siamo dunque di fronte, ancora una volta, all’unione di gusto e conoscenza, tipica dell’arte maiuscola. Ora c’è in più un’attenzione alla capacità che ha il gesto di rappresentare anche l’indicibile, a partire dalla pittura grande dell’incertezza tra segno e figura, ma con una luminosità e una grazia tutta italiana, vivaio per le generazioni successive. 

Paolo Aita

 

 

opere esposte a Vertigo

 

 

 

 

 

 

esposizione delle opere  a vertigo

 

 

biografia

 

Giosetta Fioroni nasce a Roma in una famiglia di artisti: il padre Mario è scultore e la madre Francesca dipinge ed è valente marionettista. Espone tra le prime volte nel 1956 alla Biennale di Venezia. Faranno seguito nel tempo innumerevoli personali e collettive in Italia e all’estero. Realizza, negli anni ‘60-‘70, un ciclo di tele con immagini d’argento che ottengono un’immediata attenzione. Nel 1968 Giosetta si allontana momentaneamente dalla pittura e realizza una performance, La Spia ottica, che inaugura il Teatro delle Mostre alla Galleria Tartaruga di Roma. Nel 1969 realizza anche il primo Teatrino, "giocattolo per adulti" in legno dipinto: attraverso una lente si può guardare all’interno un assemblaggio di oggetti miniaturati. Nel corso degli anni ‘70 Giosetta vive lunghi periodi in campagna, nel trevigiano, insieme allo scrittore Goffredo Parise. Il suo interesse si concentra sulle leggende degli spiriti di campagna, storie oniriche e visionarie, dalle quali nasce una serie di opere dedicate al mondo della Fiaba e alla riscoperta dell’infanzia.

Negli anni ‘80 ricordiamo il ciclo pittorico "Il vero" a cui appartengono alcune tele qui esposte. Di quello stesso periodo è la serie di pastelli e oli dedicati a Gian Domenico Tiepolo. Oltre a proseguire nella pittura, alla quale Giosetta si dedica tuttora costantemente nel grande studio-laboratorio di Via San Francesco di Sales in Trastevere, l’artista approda nel 1993 alla ceramica, che inizia a lavorare presso la Bottega Gatti di Faenza e che l’impegnerà sempre di più nella creazione di importanti cicli scultorei. Sin dall’inizio del suo lavoro Giosetta ha avuto rapporti costanti con scrittori e poeti, tra cui Parise, Ceronetti, Arbasino, Zanzotto, Garboli e molti altri con i quali ha realizzato libri, edizioni di grafica ed opere su carta.