Salvatore  Dominelli

 

 

 

Sospiri

 

8 ottobre - 8 novembre 2005

 

Uno dei più grandi problemi di Leonardo nei confronti del paesaggio era la resa dell’aere interposto”. Questa materia trasparente, epperò visibile, assieme alla resa della traccia che sta sotto la pittura, erano i tratti che il Maestro del Rinascimento sentiva di dover rispettare per la creazione della veridicità di un paesaggio.

Dopo molto tempo i termini della questione non sembrano essersi spostati di molto. Nella pittura di Salvatore Dominelli uguale è l’ansia di salvare e di incorporare. Contemporaneamente. Il pittore non vuole assolutamente dimenticare, coprire i segni che la muratura o la tessitura hanno lasciato prima di lui sulla pelle dell’opera, sulla storia della tela, ma, contemporaneamente, l’opera deve esistere, ci deve essere un deposito di segni che sono l’operare dell’intera vita del pittore. L’alfabeto dei segni è enormemente aumentato dal Rinascimento; l’appello al visibile, al riconoscibile, meno stringente. In queste opere si legge la costanza di segni ripetuti, quasi un lascito tachiste che il pittore non vuole dimenticare, quasi come la riconoscibilità di alberi o case, oggetti, nella pittura figurativa, salvando la trasparenza, la sovrapposizione dei segni che deve avere il cangiante spessore dell’aria.

Il risultato è una democrazia di segni e di intenti in cui il formale convive con il casuale, l’automatico con il costruito. In questo sostanziale equilibrio dei segni, Salvatore Dominelli si muove con la leggerezza di chi non vorrebbe mai scegliere. C’è un Oriente residuale in queste pitture che ci affascina, e ce le presenta come una porta che si apre. O una finestra. Ciò che si vede porta la traccia di una lunga assiduità, di una lunga frequentazione con l’arte del dipingere. Solo dopo la certezza di una vita che si involge attorno al lavoro, ci può essere la definitiva soddisfazione dell’opera. I colori di Salvatore Dominelli sanno tutto questo e sono tra quelli più poveri di angoscia dell’arte contemporanea. Di tutto questo dovremmo averne coscienza, noi che ci troviamo da questa parte de quadro, e partecipare dell’isola di consapevole leggerezza aperta come una finestra nel vedere. La consistenza dell’aria che così respiriamo è perfettamente seducente, definitivamente amica. Quasi un’altra possibilità data alla mente.

a cura di Paolo Aita

 

 

alcuni momenti dell'inaugurazione della mostra a Vertigo

 

 

 

opere in mostra a Vertigo

oli e tecniche miste su tela

 

 

carte