Cesare Berlingeri

 

 

Dal 16 dicembre 2006 al 14 gennaio 2007

Avvolti

a cura di Paolo Aita

 

 

Le opere di Cesare Berlingeri non si guardano. Ci accadono.

Non conosco migliore esempio di dialettica della superficie del quadro, non conosco miglior esempio del conflitto tra interrogazione e presenza di queste opere. Probabilmente il secolo che si apre avrà il difficile compito di sanare l’opposizione che vuole, da una parte, tutte le bellezze dell’arte raggruppate e rappresentate dall’immagine, dall’altra l’urgenza di una veridicità non di rado rappresentata dal segno. Cesare Berlingeri sintetizza le due esigenze a modo suo, con segni privati della fibrillazione dell’Informale, con una serenità, anzi, degna di una calligrafia Zen.

Ma se questa produzione si fermasse qua, non avrebbe niente di così saliente. Cesare Berlingeri partendo da questo dissidio arriva a risultati del tutto differenti da quelli di tanti altri artisti, perché dell’opera vuole cogliere l’aspetto di unicum, della sua propositività spaziale. L’ingombro delle sue opere deve continuamente lavorare contro uno sbarramento che non vuole che nella galleria ritornino i simboli. Così se da una parte c’è tutto un godimento espressivo, anche per la splendida risoluzione tecnica dei suoi lavori, dall’altra c’è la diffidenza per qualsiasi soluzione trovata, per qualsiasi maiuscola nell’affermazione.

Il risultato è affascinante perché invece di essere accostati da opere che nella loro confidenzialità soggettiva ci sussurrino le vicende dell’autore, abbiamo la sua interrogazione a coglierci in flagrante, individuando in noi il miglior momento per far breccia con la bellezza. Questa non viene da un gusto dell’equilibrio o della composizione, ma da un effetto di verità che, per essere troppo bruciante, alla fine ci offende e ci stordisce. L’opera inizia dove normalmente finisce, così impariamo che, per impadronircene, dobbiamo fare i conti con una densità inedita e imbarazzante, che, alla fine, ci turba più che appagare.

Paolo Aita 

 

opere in mostra e in catalogo

 

 

 

biografia

Cesare Berlingeri è nato nel 1948 a Cittanova (RC) e vive e lavora  Taurianova. Inizia a dipingere nello studio del maestro Deleo, docente in pensione dell’Accademia di Liegi. Nel 1964 emigra in Piemonte e nel 1968 intraprende una serie di viaggi in Italia e in Europa, nel 1970 è a Roma; lavora per il teatro e per la televisione con il regista Enrico Vincenti. Contemporaneamente e fino al 1974, è responsabile per il canale arte dei centri servizi culturali CIF della Calabria. In questi anni sperimenta tecniche e maniere diverse di dipingere, utilizzando agenti atmosferici quali vento, pioggia, fuoco e materiali come la calce , il cemento la carta straccia e la tela. Nel 1976 inizia a lavorare alla spiegazione e si avvicina agli artisti della galleria Soligo di Roma: Tano Festa, Mario Schifano e altri, ma è con Festa che, pur nella dovuta diversità, nasce una grande amicizia e si sviluppa una notevole affinità intellettuale. Nel 1978 alla galleria Soligo viene organizzata la sua prima mostra romana , dal titolo Trasparenze. Dal 1980 al 1986 vive una fase di passaggio tra le istanze concettuali e l’emergere di una riscoperta della materia pittorica. In questi anni si intensifica il lavoro con il teatro, e nel 1982, per la Biennale di Venezia realizza una scenografia per il Candido ovvero, di Leonardo Sciascia, con la regia di R. Guicciardini; nel 1987 per lo Stabile di Calabria a Palmi cura diverse scenografie, seguite nel 1994 dalle importanti scene di Taormina Arte e alla galleria Toledo di Napoli nel 1998. In questo decennio si intensifica l‘attività espositiva e fra le principali mostre si ricordano: Nero Bianco Rosso Blù, alla galleria d’Arte Moderna di Paternò, Opere recenti al teatro Vittorio Emanuele di Messina, Viaggi alla galleria La Polena, Genova; Piegare la notte alla Fondazione Mudima, Milano, Si ricordano inoltre: la sua partecipazione alla Quadriennale Romana e a varie collettive in Italia e all’Estero. I primi mesi del millennio segnano l’incontro con il gallerista Dante Vecchiato, con cui nasce un sodalizio che dura tutt’ora.

 

opere esposte a Vertigo e inaugurazione della mostra