Antonio Violetta

 

 

volti

17 dicembre 2005 - 30 gennaio 2006

"volti" olio su legno

 

… infatti c’è una dolosità nel vedere che non può essere trascurata. Nel mito Atteone era sbranato dai cani perché aveva visto Diana nuda. Nelle opere di Antonio Violetta avviene la stessa cosa: questi personaggi sono disturbati dalla nostra vista, dall’azione del nostro guardare. Per questo ci puniscono in modo veramente singolare: ci mostrano la Verità che, essenzialmente, è composta dello spiacevole.

Ho sempre pensato che i personaggi di Antonio Violetta potrebbero essere ideali abitanti di Spoon River. La saga tutta americana (e italiana: i popoli che maggiormente sentono l’assillo del Realismo) di personaggi fastidiosi per estrema veridicità, potrebbe essere tranquillamente rinforzata da questi, che ci procurano un singolare disagio: quello dell’essere sorpresi in flagrante confessione.

I personaggi di Antonio Violetta nella loro estrema umanità ci danno fastidio, perché non mentono mai.

Bisogna notare che l’inventore del romanzo giallo, quello che ti avvince mediante  l’eccesso di particolari e di realismo, è quell’E.A. Poe tra l’altro massimo scrittore visionario. Antonio Violetta sembra unire i due mondi, producendo una potenza artistica inusitata. Questa si apparenta alla conoscenza, per i suoi effetti deflagranti.

In arte l’unione di sapienza e vista è la base del Rinascimento.

La stessa scienza moderna è rappresentata da uno strumento, il binocolo, che serve per acuire la vista. Il grande privilegio dell’arte italiana, e Antonio Violetta la eredita tutta quanta, è proprio nell’unione di scienza, vista e humanitas. Infatti c’è una dolosità nel vedere…

Paolo Aita

 

 

sculture in terra cotta patinata esposte nelle sale di  vertigoarte

 

inaugurazione della mostra

biografia dell'artista

Nato nel 1953 a Crotone, Antonio Violetta si forma presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Esordisce, giovanissimo, nel 1976, con una personale presso la Galleria Ferrari di Verona, con opere in cui predomina la riflessione sulla materia e sullo spazio. Si susseguono nel 1978 le personali alla Galleria Mario Diacono di Bologna e alla Galerie Michèle Lachowsky di Bruxelles, ma è con la mostra da Françoise Lambert a Milano, nel 1980, che l’artista si afferma a livello nazionale. E’ del 1982 l’importante partecipazione a Documenta 7 di Kassel, su invito di Germano Celant, che gli apre la strada ad un’esperienza artistica unica: è questa, per Violetta, l’occasione di misurarsi criticamente con il pubblico e con l’arte internazionali, nonostante la sua estrema giovinezza artistica. Nel 1984 presenta, con notevole successo di critica e di pubblico, la serie di opere dal titolo Pagine, documento artistico che segna una svolta nel suo percorso creativo e su cui interverrà in differenti occasioni: esse sono presentate dapprima alla Galleria Primo Piano di Roma; successivamente in un’importante personale voluta da Peter Weiermair per la Kunstwerein di Francoforte nel 1985; ed infine esposte da Pier Giovanni Castagnoli in una personale alla Galleria Civica di Modena nel 1986. Il 1986 è un anno importante per Violetta: partecipa alla XLII Biennale di Venezia e successivamente alla Quadriennale di Roma; ma l’evento che segna la sua carriera artistica è un’esperienza creativa in Germania, a Colonia, dove ha occasione di risiedere per circa un anno, e ampliare il discorso creativo avviato con le Pagine, nella complessa riflessione artistica che si realizzerà nella serie Kölner Seiten, esposta alla Galleria Reckermann di Colonia. Nel 1988 su invito di Lea Vergine partecipa alla collettiva Geometrie dionisiache, alla Rotonda della Besana di Milano, presentando Movimenti e Arie, opere che saranno esposte anche alla Galleria Carini di Firenze. Nel 1989 realizza due sculture monumentali in bronzo, dal titolo Wind e Place of sound, per la città giapponese di Mito, e partecipa a Prospect ’89 organizzata dalla Schirn Kunsthalle di Francoforte. Altre significative occasioni espositive internazionali caratterizzano l’attività artistica di Violetta in questi anni: nel 1992 prende parte alla mostra Cadencias al Museo d’Arte Contemporanea “Sofia Imber” di Caracas; nel 1993 l’artista espone alla Maison des Arts de Laon opere che hanno caratterizzato il suo percorso espositivo dal 1988 al 1993, accompagnate da testi poetici di Roberto Roversi, con un libro edito da Editions de la Difference di Parigi. Dello stesso anno è la personale alla Galleria Sergio Tossi di Prato con opere degli anni novanta, presentate da Claudio Spadoni e da Roberto Roversi. Il 1993 è un anno di svolta, di passaggio, di giro di boa: si realizzano le ultime opere dal titolo Figure, che presentano ancora un intimo legame con la serie delle Pagine. Dal 1994 la sua produzione si volge al figurativo, un cambiamento radicale rispetto al precedente lavoro, una nuova riflessione sulla materia che inevitabilmente trova nel microcosmo della realtà quotidiana, letteraria e personale una nuova dimensione espressiva. Nel 1997 espone per la prima volta le opere di questo nuovo percorso artistico nella personale alla Galleria Corraini di Mantova, accompagnata da testi critici di Claudio Spadoni e Paolo Fossati e curata da Alessandra Rizzi. Dello stesso anno è la collettiva Innovazione della scultura italiana 1980-1997 curata da Andrea Del Guercio ai Civici Musei di Reggio Emilia. Nel 1998 viene insignito del premio “Nettuno d’oro” dal Lions Club di Bologna, e nello stesso anno partecipa alla collettiva Punti dell’Arte. Una collezione ideale, presso la Galleria Civica di Arte Contemporanea di Trento. Nel 1999 Giorgio Cortenova cura un’importante personale alla Galleria d’Arte Moderna-Palazzo Forti di Verona: vengono esposte diverse sculture caratterizzanti questa nuova dimensione artistica figurativa. E’ dello stesso anno la sua partecipazione alla XIII Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma. Nel 2000 gli viene consegnato il Premio Scipione per le “nuove generazioni” e realizza l’opera in bronzo Omnia vincit Amor per la città di Ravenna. Nel 2001 partecipa alla mostra Figure del Novecento, presso le sale della Pinacoteca Comunale di Bologna. L’anno successivo allestisce una personale nella Rocca Sforzesca di Riolo Terme, presentato in catalogo da Claudio Spadoni; partecipa alla collettiva Artists of the Ideal, a cura di Edward Lucie Smith, nelle sale della Galleria d’Arte Moderna-Palazzo Forti a Verona e presenta alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna il gruppo scultoreo Il viaggio di Ulisse, con testo in catalogo di Roberto Roversi. Nel 2003 partecipa alle collettive Caput Vertiginis, presso la Galleria Alberto Weber di Torino; Osicrannarciso presso la Galleria Planetario di Trieste; e a La creazione ansiosa, a cura di Giorgio Cortenova, alla Galleria d’Arte Moderna-Palazzo Forti di Verona. Nel 2004 la Galleria Planetario di Trieste gli dedica la personale dal titolo … Fantasmi … poeti … conchiglie … rondini … sognatrici … paesaggi…, nella quale espone gli ultimi lavori; nello stesso anno partecipa al progetto Via Crucis, a cura di Alberto Weber, per la città di Sanzeno; all’iniziativa L’arte dei ciliegi. Per Cechov, a cura di Paolo Aita, per la Casa delle Culture di Cosenza. La Galleria d’Arte Moderna La Molinella di Faenza gli dedica nell’ottobre 2004 un’importante monografica, a cura di Claudia Casali, dal titolo Luoghi. Nel 2005 partecipa alla collettiva ?opera e lo spazio. Sculture del Novecento, a cura di Vittoria Coen, per lo spazio di San Giorgio in Poggiale a Bologna, dove espone il gruppo Il viaggio di Ulisse. Nello stesso anno, su invito del Museo Civico di Taverna realizza l’opera Parola, che entra a far parte della collezione permanente.