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Felice Levini |
a cura di Angela Sanna
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dal 3 ottobre al 3 novembre 2009 |
inaugurazione sabato 3 ottobre 2009 ore 18.30
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La ricerca multiforme di Levini oltrepassa i confini della linearità seguendo le rapsodie di un immaginario che si materializza, artisticamente, attraverso il gioco prodigioso della contaminazione iconica, semantica, simbolica, segnica. Esploratore delle potenzialità espressive tra bidimensionalità e tridimensionalità, tra pittura, disegno, scultura, installazione, Levini ci appare come un mago della comunicazione visiva che mette in scena la storia e la condizione dell'uomo catapultandoci, con gli strumenti più intriganti, nell'atmosfera improvvisa del coup de théâtre: spostamenti di luogo e tempo, rielaborazione di miti antichi e moderni, mescolanze di segni e rovesciamenti di proporzioni, incontri di culture pagane e monoteiste, trasfigurazioni di linguaggi criptici e tecnologici, ironici slittamenti di identità. Per mezzo di un'iconografia e di uno stile venati di rimandi colti e popolari, in cui confluisce un vasto repertorio delle arti visive e della storia dell'arte, Levini rimescola le carte del tempo e della realtà, dandoci la sua chiave di lettura del presente. L'evocazione elegantemente araldica dei suoi quadri, più volte sottolineata, come anche il richiamo evidente ai tarocchi e le incursioni del presente nel passato, invitano a riflessione sul destino dell'individuo, sull'eterno ritorno e su una storia ciclica che nulla, o ben poco, ha insegnato all'uomo. Di qui il senso di una ricerca che medita sulle fragilità ma anche sulla grandezza umana, in perenne opposizione e tensione, come ci suggeriscono personaggi quali Giuditta, Marte, Achille, chiamati significativamente a rappresentare alcune opere dell'artista . Le mitografie di Levini sono volta per volta stratigrafie di pensieri e rebus che con la presenza ricorrente della parola arrivano a tingersi di poesia surreale. Composte e sontuose nella loro veste cromatica, esse si manifestano sul sottile crinale che separa la rivelazione dall'arcano, come gli elementi di un codice, o di una cabala, di cui si ha l'impressione illusoria di poter svelare l'ordine, le relazioni e i significati riposti. E difatti, anche l'alfabeto di Levini - uomini, animali, segni grafici, per citare solo pochissimi esempi - ritorna nei vari lavori per ricomporsi ogni volta in nuove sequenze, combinazioni, morfologie, seguendo una scala di ritmi che dalla reiterazione dell'immagine va alla figura ieratica e isolata, e dal pulviscolo di numeri e lettere alla frase articolata. Di questo narrano anche i disegni di Levini, prezioso scrigno dove immagini di delicata inquietudine presagiscono, o sublimano, l'incontrollabile accadere dei fatti; e così la sua opera, dove, senza toni drammatici, le latitudini insidiose della complessità incontrano il gusto sorgivo e ancora infantile della creatività.
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Catalogo in galleria
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opere esposte a Vertigoarte Cosenza