Fiorella Rizzo

 

 

dalla luce all'attimo

a cura di Paolo Aita

Dal 12 maggio al 10 giugno  2007

Dopo la sorpresa e forse lo scandalo che ha accompagnato le prime installazioni, le generazioni successive, di cui Fiorella Rizzo fa parte, lavorano a un tentativo di allargamento filosofico di questa espressività. Tutta la sua opera, in vero, la vedo come un approfondimento della problematica dei rapporti tra eterno ed eventuale, tra il trascendente e la più furiosa casualità dell’attimo. Anche la scelta degli oggetti rimanda ad uno studio metaforico di questo tipo. Il seme, che in potenza contiene tutto il futuro, la lampadina che si accende di timidezza poiché non sa su quale spazio proietti i suoi raggi, lo scatto della macchina fotografica sospeso tra la precarietà del qui-e-ora e una fede così assoluta da sconfinare in un panteismo sconosciuto alla religione cristiana, sono tutti componenti che irrobustiscono un portato filosofico spesso assente anche dall’arte contemporanea, rivelando anche una vis critica e indomita. Ogni scatto rivela un “Dio delle piccole cose”, che, se non fosse rivelato da queste epifanie, spesso volenterosamente religiose, scivolerebbe silenziosamente nell’indistinto. In vero l’uso del non-ovvio quotidiano sta felicemente colorando tanta letteratura e tanto cinema, come quelli di Grossman o di Shamalyan. In questo solco si situa la scelta di questi oggetti, che dal basso di una collocazione e un’utilizzazione inusuali, con un’operazione tecnicamente semplice, ma linguisticamente raffinatissima, cambiano il loro statuto di oggetti d’uso. Diventano alfieri di uno stile talmente sofisticato da non rifiutare il non-sense e l’ironia, assurgendo a indici per percorsi culturali nuovi ad ogni opera. Finalmente, attraverso lo stile, l’oggetto trova la forza per emergere dal monotono ronzio del reale. In questa innovazione si situa il rinvenimento di simboli ed emblemi, che si affacciano come vessilli di una comunicazione rinnovatamente sociale e finalmente non adulterata dalla ripetizione. 

Paolo Aita   

 

 

opere esposte a Vertigo

 

 

 

 

 

scorci della mostra in galleria

 

vari momenti dell'inaugurazione

 

 

biografia

Il rapporto arte-vita si delinea strettissimo nella ricerca artistica di Fiorella Rizzo, caratterizzata sin dai primi anni settanta da una forte prevalenza plastica, anche se proveniente dalla sezione di Decorazione dell’Accademia di Belle Arti di Lecce, sua città natale. Nel 1974 si trasferisce a Roma. È nel 1977 la sfera di vetro che racchiude un chicco di grano scrive: “L’arte come la natura nasconde i misteri nel visibile”.

Dopo le prime mostre personali: Bari 1977, Salerno 1978, è stata presentata da Tommaso Trini nella mostra “Arte e Critica” 1981, alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna, e qui si pone l’attenzione della critica nazionale e internazionale partecipando alla selezione di “Art and Critics”, 1982 Chicago.

L’arte, la vita e la Storia rappresentano un territorio sconfinato, senza barriere da percorrere alla ricerca di valori e certezze interiori come nelle sculture “Campana” 1980, “Moto iniziale”, “Per guardare il cielo”, Genetliaco1981 – 82, (Marco Mozzo).

Cripta 1989 – 91, Galleria Stefania Miscetti, Roma, è la visualizzazione di un mistero quello che circonda il numero ventidue, cifra emblematica che ricorre a raggruppare alfabeti, segni e simboli di diverse civiltà (Alessandra Mammì).

Dal 1989 al 1992 è presente in vari Musei negli Stati Uniti con la mostra “Eternal Metaphors: New Art From Italy”.

Con “Naulo” 1991 – 93 vi è il definitivo abbandono degli impasti di terre che avevano caratterizzato il decennio precedente, prosegue la sua ricerca utilizzando carte, cartoni ondulati e oggetti di uso quotidiano ma fortemente modificati: tutto diventa “altro”, l’ambiguità e l’inganno visivo ne potenziano il loro polisenso.

Nel 1994 inizia a frequentare Londra e a stabilirsi per lunghi periodi, ma lavora anche in Italia partecipando a numerose mostre. Dal 2000 al 2002 realizza a Londra “Kaleidoscope”, un lavoro fotografico esposto ala Essor Gallery della capitale Britannica e nel 2006 nell’ambito del Festival Internazionale della Fotografia, a Villa Poniatowski, Roma. Quarantadue foto che costituiscono un unico Opus realizzate nella Metropolitana londinese.

Nel 2006 espone “Macth” 1995 – 2003 al “Centro Internazionale per l’Arte Contemporanea Palazzo Colonna”, Genazzano (Roma).

Alla XII Biennale d’Arte Sacra, 2006, fa dialogare due sue opere cronologicamente lontane così come in questa mostra “Dalla luce all’attimo”.