Giuseppe Chiari

 

 

Variazioni senza tema

Dal 14 maggio al 30 luglio 2005

Tra i movimenti che hanno preceduto il '68 studentesco in America, c'è da considerare sicuramente il gruppo Fluxus. Di questa congerie di operatori culturali, ai quali troppo stretta sta la definizione di artisti, fa parte, per l'Italia, Giuseppe Chiari. L'internazionalismo di queste proposte culturali è il segno della diffusione del desiderio di cambiamento che si sentiva in quegli anni, appena riconducibile alla figura di John Cage, forse la più conosciuta del gruppo. Per abbattere gli steccati tra la vita quotidiana e l'operare artistico, tra la musica e l'arte, Fluxus inventa l'happening, una situazione di festa in cui a vincere non è l'estetica ma la comunicazione, in eventi in cui la separazione tra chi fruisce dell'opera e chi l'ha pensata è ancor meno di un ricordo.

L'operatività di Giuseppe Chiari mal si costringe in qualsiasi categoria. Evidenziare il visivo nella musica e il sonoro dell'arte è solo uno degli espedienti per innescare uno spirito fortemente critico verso i comportamenti più passivamente diffusi nel vivere contemporaneo e verso la passività con cui sono percepite le opere d'arte.  Le sue partiture, i suoi interventi di scomposizione degli strumenti musicali, non possono non rimandare all'estetica di quegli anni leggeri in cui il messaggio di rinnovamento non era solo politico, ma riguardava soprattutto le menti.

Le dottrine più accreditate venivano dall'Oriente, ma per Giuseppe Chiari ciò è valido solo parzialmente. Egli non vuole solo una ricerca e un raggiungimento dell'estasi, quanto la capacità, tutta orientale, di sapersi disporre ad accettare la relatività di qualsiasi evento, fidando in un superiore senso di accoglienza estetica che sola può rendere vera la nostra presenza nelle città contemporanee, sempre più acriticamente abitate. Per Giuseppe Chiari le città diventano palestre di una comunicazione aperta, veicoli di un contagio sensoriale che, lungi dal farci pensare ad un'estetica, ci spronino ad una partecipazione mediante la quale gli stilemi consueti del vivere trovino una critica radicale e ludica, intransigente e sorridente.

 Paolo Aita

                                                                                                                   

 

 

alcune delle opere esposte negli spazi di vertigo a cosenza

 

 momenti di incontro durante l' inaugurazione della mostra di Giuseppe  Chiari