LUCILLA CATANIA

 

Galleria Nazionale di Cosenza  Palazzo Arnone, via Gravina 2 

Venerdì 30 marzo 2012 ore 18.30,  Presentazione della monografia di Lucilla Catania  dal titolo: Stareeandare Intervengono :Fabio De Chirico, Soprintendente per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Calabria Paolo Aita e Roberto Gramiccia Critici d’arte - Franco Gordano Direttore Vertigo Arte

mostra a vertigo

Stare e andare

Disegni e sculture dal 31 marzo al 28 aprile 2012  

 

Il punto fondamentale della ricerca di Lucilla Catania riguarda l’investigazione di una componente estetica che circola sottintesa in tutta la scultura occidentale apparentata al classicismo. Quando cerchiamo l’esatta pronuncia della presenza, quando la visività è in sincrono con la tattilità, quando la collocazione prescelta ha un fecondo e ininterrotto dialogo con la scultura installata, allora siamo di fronte a un atteggiamento superiore al gusto estetico individuale, per avvicinarci alla ricerca di una armonia a noi stessi superiore, in quanto regola universale, quindi anche etica. Su questa linea possiamo trovare Fidia, Cellini, ma anche Moore e, ovviamente la nostra autrice. Per questi artisti non si può parlare di influenza reciproca, ma di un atteggiamento comune, che si oppone al soggettivismo come a una specie di arbitraria barbarie.

Lucilla Catania sente questa ricerca come meta-storica, così è inevitabile che le sue sculture e le sue composizioni abbiano la stessa formatività della natura. In molti hanno ricercato sul crinale della formalizzazione della regola naturale (penso alla serie d Fibonacci usata da Merz, al Modulor di Le Corbusier, per le ricerche contemporanee sulla traduzione in numero dell’armonia naturale). Lucilla Catania mi dà invece l’impressione che sia stata trovata da questo canone formale pre-esistente a lei e a noi tutti, che le sue sculture sono da sempre e saranno per sempre uguali a se stesse, come se non fossero state composte da un’autrice umana, con le sue crisi e le sue nevrosi, ma siano state generate da un’atemporale levigatezza, da un’erosione naturale ma immateriale (perciò ancora più umana direi).

Paolo Aita

Nella visione e nell’opera di Lucilla Catania vengono difesi e riaffermati con vigore i fondamentali di un’arte che rifiuta le secche del postmoderno per rivendicare quel “senso” che una incontrastata prospettiva tecnocratica e mercantile avevano disperso. Un senso estetico ma anche politico naturalmente. Perché una prospettiva che non sia  trascendente ed escatologica ma immanente e materialistica non può che essere politica (ed etica). I postmodernisti, più o meno consapevolmente, fornivano l’alibi ideologico a tutte quelle forze  che intendevano (dopo lo sventato “pericolo comunista”) liquidare qualsiasi opportunità di  trasformazione, direi qualsiasi dubbio sulla giustezza  darwinista dell’ineguaglianza (F. Jameson). L’arte, quando è debole e remissiva, si acconcia a ubbidire e, di qui, prese le mosse l’orgia degli epigonismi: minimalisti, concettuali, postespressionistici, tecnologici, peripatetici...Ecco, di tutto questo la scultrice romana si disinteressa. Anzi, quando è necessario, tutto questo rifiuta e combatte nei modi e nelle forme di un impegno che, pur non influendo sull’autonomia del suo linguaggio, tuttavia, la distingue dalla parte più grande dei suoi compagni di strada nel  suo darsi alle cause di interesse generale. Conciliare individualismo e capacità di riconoscere la cifra collettiva delle grandi questioni (lo sfruttamento materiale e immateriale, la democrazia, il patriarcato, la condizione dell’ambiente e degli animali) corrisponde  a una naturale disposizione di questa creatura energica e sottile che, all’occorrenza, sa essere gazzella che va all’attacco. Le gazzelle eleganti e veloci in genere scappano inseguite dalle bestie feroci che vogliono ghermirle. Lucilla non scappa mai.

Roberto Gramiccia.

opere esposte a Vertigoarte

 

 

inaugurazione mostra e presentazione del libro stare e andare di Lucilla Catania