Salvatore Anelli

 

 

di catrame di anima

dal 9 maggio - al 9 giugno 2009

 

 

 

installazione delle opere nei locali di vertigoarte

 

momenti dell'inaugurazione della mostra

 

Comunicato stampa

 

Ritorna a Vertigo Salvatore Anelli, con una personale che, come la precedente di due anni fa, propone ancora una commistione questa volta non con altri artisti, ma con sedici poeti sul tema del teschio. Una cinquantina di opere in cui il teschio, icona dell’arte di tutti i tempi, anche letteraria evidentemente, viene declinato in singolarissime e svariate forme, dal disegno a carboncino, catrame e pigmenti vari, a materiali dipinti, incisi che danno vita a vere e proprie sculture e installazioni, a tecniche digitali, dove i versi dei poeti non sono semplici corollari, ma parte integrante e funzionale, ché Anelli, come sempre nelle sue operazioni di coinvolgimento, riesce a rispettare e rappresentare il lavoro altrui senza tradirne l’essenza, e nello stesso tempo creare la sua opera originale, sicura e nella fattispecie conturbante. E’ infatti con prepotente vigore che le opere s’impossessano dell‘ampio spazio candido di Vertigo avvolgendolo oltre che nel fascino delle sapienti composizioni  in una pervasiva speculazione concettuale sul contributo di arte e poesia nell’attuale disagio della nostra civiltà.

 franco Gordano

La mostra è corredata da un DVD dell’artista a cura di Orazio Garofalo e lettura delle poesie di Alessandra Romeo, allegato alle prime cento copie del catalogo.

In catalogo: testi di P. Aita, A. Basile, R. Granafei, L. M. Patella e P. Ruffilli.

La mostra sarà prossimamente presentata alla galleria la nube d’OOrt  - via Principe Eugenio Roma

di catrame di anima

E’ stato come mettere nero su bianco in questo percorso avviato dapprima con gli amici pittori e, poi, proseguito con i poeti, gli scienziati della parola. L’intento per tutti è stato quello di esternare al di fuori del proprio sé i bisogni veri, che non sono solo la dualità e l’intreccio fra arte e vita che attraverso l’opera si mostrano, ma sono le stesse cose della realtà dell’uomo, costretto a lottare per la sopravvivenza e vincere la scarsità e la miseria senza deificarsi.

Già il titolo scelto per il progetto, di catrame di anima, si pone come cerniera tra le vecchie dimensioni linguistico-espressive e le nuove tematiche della ricerca attuale. L’evento che si propone non è altro che la riflessione profonda sul significato della sofferenza e della vita umana, che i crani rievocano tra segni, pigmenti e tracce di catrame e attraverso le parole “incise” degli amici poeti.

Il risultato è di grande forza evocativa: poesie sospese che suscitano emozioni e vertigini, parole catturate e incise nella materialità dei pigmenti e del catrame, per poi precipitare, senza difesa, in grovigli di segni in carboncino che si annullano in macchie nere fino a farne sentire l’ultimo respiro. I crani sono intelligenze senza identità, sospesi nel tempo. Non rappresentano più la monade di Leibniz, intesa come unità di coscienza o singolarità spirituale che nella modernità incarna la realtà ultima dell’universo gravitazionale ma, al suo posto, la storia come soggetto emblematico di una trama intensa, fitta di significati, che richiamano alla luce una più vasta sfera della conoscenza.

La storiografia inscrive i propri simboli all’interno di un percorso culturale e antropologico: nella modernità i buoni samaritani legano l’uso del cranio-oggetto ad atteggiamenti cinici e di mercato, spogliandolo dei suoi valori simbolici e relegandolo alla sfera di sensi e della materialità consumistica. Il teschio è, invece, dotato di una grande capacità di trasfigurazione e cede alla seduzione della parola che finisce per modellarsi su di lui. Il concetto di morte dovrà essere ricondotto al suo valore originario, rafforzando i legami canonici fra la realtà e l’immaginario e contribuendo alla costruzione di un evento. In questa mia installazione i crani saranno collocati su una parete: da una parte la storia come soggetto emblematico in posizione frontale e in rapporto dialettico con un unico cranio dorato, dedicato al poeta Scartaghiande, e accompagnato dalla citazione di Leibniz “Ossa Leibnitii, Noli me tangere”.

La sistemazione dei crani sulla parete con il volto orientato verso il basso proprio come se fossero palle di cannone, contribuisce a creare spazi di confronto dialettico e d’interpretazione ma anche momenti di riflessione sulle mille incertezze del futuro e sulla caduta dell’utopia.

 Il progetto di catrame di anima vuole farci riscoprire i luoghi dell’anima e aiutarci a capire il senso vero della vita. Ringrazio di cuore i poeti che hanno reso possibile attuare questa mia idea e affiancarmi nella realizzazione di questa installazione : Paolo Aita, Franco Araniti, Pino Corbo, Franco Dionesalvi, Rosa Foschi, Franco Gordano, Francesco Graziano, Luigi Mandoliti, Antonio Nesci, Rossano Onano, Luca Maria Patella, Gerardo Pedicini, Daniele Pieroni, Paolo Ruffilli, Gregorio Scalise, Gino Scartaghiande.  

Salvatore Anelli

Of tar of the soul.

 

It was like putting pen to paper during this experience working at first with a group of friends who were painters and then after involving poets, the scientists of words. Everyone’s goal was to draw out personal needs, which not only embody a double nature and the links between art and life which are expressed through a specific work, but which are identical to man’s reality; man who is forced to fight for survival and overcome want and poverty without setting himself up as a god.

The very title chosen for the project, di catrame di anima, ( of tar of the soul), places itself as a link between the old linguistic-expressive dimensions and the new themes present in today’s research. The proposed event is none other than a deep reflection on the meaning of suffering and human life, which the skulls conjure up among the lines, the pigments and the traces of tar and through the engraved words of the poets.

The result is strikingly evocative: suspended poems that provoke emotions and dizziness, words captured and inscribed in the material essence of the pigments and of the tar,  to then fall precipitously, undefended, in tangled charcoal lines which mingle together in black stains until we become aware of the final breath. The skulls symbolize forms of intelligence lacking an identity, suspended in time. They no longer represent Leibniz’s monad, intended as a part of the conscience or the spiritual singularity  which in the present modern atmosphere incarnates the ultimate gravitational reality of the universe but, in its place, history intended as the emblematic subject of an intense plot, rich in meaning which in turn illuminates a vaster sphere of knowledge.

Historiography inscribes its own symbols within a cultural and anthropological journey: in modern thinking good Samaritans link the use of the skull-object to cynical, commercial attitudes, robbing it of its symbolic worth and confining it to the sphere of the senses and material consumerism.  The skull too, on the other hand, has the great ability of transfiguring itself and of giving way to the seductive power of words which ultimately model themselves on it. The concept of death should be connected once more to its original value, strengthening the canonical links between the real and the imagined and contributing to the installation of an event. As I have organized things the skulls are placed on a wall: on one side history seen as an emblematic subject in a frontal position and in dialectic rapport with the sole golden skull, dedicated to the poet Scartaghiande, and accompanied by a quotation from Leibniz “Ossa Leibnitii, Noli me tangere”.

The positioning of the skulls on the wall facing downwards just as if they were cannon balls, helps to create spaces for dialectic comparisons and interpretations but also moments in which to think about the thousands of uncertainties imbedded in the future and about the fall of Utopia.

The project Di catrame di anima wants to make us rediscover the places of the soul and help us to understand the real meaning of life. I most warmly thank the poets who have made it possible for me to carry my idea into effect and who have worked with me in organizing this installation: Paolo Aita, Franco Araniti, Pino Corbo, Franco Dionesalvi, Rosa Foschi, Franco Gordano, Francesco Graziano, Luigi Mandoliti, Antonio Nesci, Rossano Onano, Luca Maria Patella, Gerardo Pedicini, Daniele Pieroni, Paolo Ruffilli Gregorio Scalise. Gino Scartaghiande.

traduzione di: Frances Gillian Doble