Salvatore Anelli

 

 

Dal 24 marzo al 24 aprile 2007

Specchio Alterato

a cura di Paolo Aita

opere a quattro mani con

 

Antonio Baglivo, Cesare Berlingeri, Lucilla Catania, Elvio Chiricozzi, Vittorio Corsini, Franco Dionesalvi,Salvatore Dominelli, Marilù Eustachio, Franco Flaccavento, Andrea Fogli, Giuseppe Gallo, Franco Gordano, Felice Levini, Serafino Maiorano, Rocco Pangaro, Salvatore Pepe, Tarcisio Pingitore, Antonio Pujia Veneziano, Fiorella Rizzo, Alfredo Romano, Giuseppe Salvatore, Antonio Violetta

 

Io, me e gli altri miei. Costellazioni e possedimenti di un’identità generosa.

Fra i vari modi in cui la modernità ha avuto modo di esprimersi, sicuramente il sabotaggio dell’identità è quello che ha per noi contemporanei, moderni e post, la fragranza di durata maggiore. Primo forse fu Rimbaud intonando all’alterità la fondazione dell’essere e della soggettività in modo nuovo, catastrofico e perentorio, rimettendosi con una sola frase (“Io è un altro”), alle peregrine spoglie di una medesimezza differente eppure ugualmente frontale, scandalosamente incaricata di prendere a tutti gli effetti il posto dell’io. Continuando con questi esperimenti -e la parola è quella giusta, poiché questo assillo era anche della scienza d’allora- bisogna ricordare i fantasmi di Maupassant che, nella clinica del Dottor Blanche, per quattro anni non seppe chi più prepotentemente albergasse nella sua mente, se lo scrittore o, appunto, l’altro. Nello stesso periodo abbiamo però anche dualità risolte. I fratelli Goncourt scrivevano felicemente i loro romanzi a quattro mani, con qualcuno che, ancora adesso, fa stime antropografiche sulla paternità dei loro testi. Assilli superati, esclameranno i critici d’arte, da sempre abituati a opere collegiali, e a selezionare pennellata da pennellata, compulsando il tocco del Maestro, da rilevare rispetto quello della sua bottega, quasi a voler riconoscere e assegnare la dignità di una cresta geologica, oltre che chimica e biografica, ai suoi conati autenticamente raccolti dall’affresco.

Anche l’antichità conosceva questo assillo. Nel mito di Sosia, il protagonista busca le botte per le malefatte del suo antagonista-medesimo, affermando pudicamente e miserevolmente che è proprio lui a subirle, poiché tutto può essere di altri fuorché il dolore fisico.

Il dolore dunque accerta la paternità dell’operare. Al contrario la contemporaneità propone le seduzioni del ribaltamento, come quelle dello sdoppiamento creativo e godurioso, nelle pagine di Deleuze e Guattari ovviamente scritte in coppia, e dedicate a questo tema, che suggeriscono una somiglianza differente, come pratica schizofrenica dell’operare.

Di volta in volta un gioco di interazioni, di completamenti e di sostituzioni, guida l’attitude che in queste opere di Salvatore Anelli andiamo a scoprire, con queste strategie dell’incontro che prendono il posto che un tempo è stato della tecnica di composizione. Questi incontri si sviluppano sotto il segno della discrezione, della sovrapposizione e della compresenza. Nel primo caso i due interventi “scelgono” diverse collocazioni nella superficie del quadro o dello spazio, e pacificamente convivono, come nel caso delle opere realizzate con Lucilla Catania, Fiorella Rizzo, Alfredo Romano, Giuseppe Salvatori, Elvio Chiricozzi. Nel secondo gli interventi non sono più riportabili alle identità originarie, come nelle opere realizzate con Giuseppe Gallo, Tarcisio Pingitore e Franco Flaccavento, in cui c’è una fusione dei tratti. Nel terzo caso gli interventi completano felicemente la prima opera, facendola, per così dire, vedere ancora in trasparenza, come nelle opere realizzate con Felice Levini, Vittorio Corsini, Cesare Berlingeri.

Guardando in prospettiva i contributi di Salvatore Anelli e confrontandoli con la sua produzione precedente, direi che il ricorso a una serie di elementi simbolici, come le foglie o l’evocatività di colori e materiali, serva a connotare il suo contributo, semplificandolo per renderlo riconoscibile. C’è soprattutto una complicità in queste opere, che ci fa definire pacificata la tentazione del doppio. Questo si risolve in segni dimessi, quasi come se le diverse forze ospitate da queste superfici si accomodassero in una sorta di superiore e vicendevole rispetto, in cui le individualità volentieri scompaiano. Appare invece la dispersione della paternità che, nel rifiuto dell’effetto presenza degli autori, nel rifiuto di ogni muscolosa e romantica genitura, si apre in opere sulle quali indugiamo, non tanto per comprenderne l’estetica, quanto per decostruirne il risultato. In queste più che soffermarci sulla loro portata linguistica, tentiamo di rinvenire il percorso operativo dei due autori che, in una specie di sublime enigmistica, dobbiamo ricostruire da scarsi segnali.

Alla fine il percorso delineato si apre a una pratica dell’ospitalità da sempre rincorsa e auspicata da autori come Gadamer o Nancy. L’altro come se stesso, l’altro che è se stesso, diventa l’applicazione di una produttività teologale, da sempre adombrata in ogni produttività umana, che vuole perdersi e sperdersi in un’operatività spaziosa e generosa come quella del Dio, che ci lascia fare all’interno del mondo. Questa mimesi dell’operare senza guadagno, e nel disprezzo della “firma” (nessuno è più anonimo di Dio nelle sue opere, infatti si lascia confondere con la natura o l’evoluzione), mi sembra che sia l’ultimo e definitivo portato di questa proposta. Questa si corona nel definire e incorniciare l’operatività altrui, invece della solita, noiosa, singola risoluzione compositiva dell’opera. L’artista, ma qui si potrebbe definire proponente o stratega di circostanze e trappole in cui inciamperanno l’opera e l’autore, sacrifica la gloria della sua genitura a un solista sdoppiato, con la creazione di una melodia accompagnata, di un’opera bifronte come Giano, che nella sua stratificazione tenta, con successo, l’illustrazione di un’inquietudine attuale, comune e diffusa.

Paolo Aita

opere in mostra e in catalogo

 

Salvatore Anelli e Paolo Aita

 

Salvatore Anelli e Antonio Baglivo ------------------------Salvatore Anelli e Cesare Berlingeri

 

 

Lucilla Catania e Salvatore Anelli

 

 

Salvatore Anelli e Elvio  Chiricozzi

 

Salvatore Anelli e Vittorio Corsini

Salvatore Anelli e Franco Dionesalvi

 

Salvatore Anelli e Salvatore Dominelli

Salvatore Anelli e Marilù Eustachio

 

Anelli e Flaccavento - Anelli e Fogli - Anelli e Gallo

 

Anelli e Gordano - Anelli e Levini - Anelli e Maiorano

 

Anelli e Pangaro - Anelli e Pepe

 

Salvatore Anelli e Tarcisio Pingitore - Salvatore Anelli e Antonio Pujia

 

 

Fiorella Rizzo e Salvatore Anelli

 

Anelli e Romano -Anelli e Salvatori - Anelli e Violetta

biografia

Salvatore Anelli, nato a Comiso (RG) nel 1951, vive e lavora a Rende. Dal 1970 insegna Discipline Plastiche presso il Liceo Artistico di Cosenza. Il suo primo approccio con la pittura ha inizio negli anni ’70 con una produzione in cui l’elemento figurativo si sviluppa in chiave citazionistica. Nel 1977 è fra i promotori del gruppo Arte insieme, il cui intento è la conciliazione tra arte e impegno politico. In occasione dell’installazione a Comiso della base americana NATO ha organizzato iniziative per la pace tra le quali l’allestimento di una mostra a carattere internazionale presso il Centro Studi Mancini di Cosenza, a cui ha partecipato lo scienziato Thomas Siemer, progettista dei missili teleguidati cruise poi obiettore. A partire dagli anni ’80 l’artista si presta a nuove esperienze multimediali che lo inducono alla sperimentazione e all’uso di vari materiali extrapittorici; la mostra Lembi pitagorici, organizzata nel 1986 nell’aula Caldora dell’Università della Calabria, è un esempio di contaminazione tra pittura, musica in movimento e ricerca video. Successivamente sperimenta nuove tecniche di pittura, utilizzando materiali come catrame, bende ingessate e carta straccia imbevuta di pigmenti organici, che nel loro farsi materia rivelano l’essenza più intima e più profonda della crisi della modernità. A questo periodo appartengono le opere dal titolo Le celle silenziose, veri e propri accumuli in introspezione di luoghi, eventi ed immagini del nostro vissuto, che poi diventano inedite scenografie per il teatro. Nel 1992 l’artista intensifica la collaborazione con il Teatro dell’Acquario di Cosenza e, in particolare, con il regista Massimo Costabile;  produce installazioni sceniche per “Cani Randagi”, “L’Edipo di Sofocle”, “Il velo e la sfida. Tommaso Campanella e l’arte della dissimulazione onesta” (1998), per la “Medea” (1999), per "Antigone da Sofocle” e “Nel ventre della bestia” (2001), per "Jenin. Incubi di guerra" (2004) e per "Emigranti" di Slawmir Mrozek (2006). Nel 2002, a seguito della mostra tenutasi presso la Casa delle Culture di Cosenza e della collaborazione con il C.A.M.S dell’Università della Calabria, sono scaturiti i cosiddetti anellidi, animali nati dall’ingenio arteficis, dalla fantasia dell’artista e intesi come intelligenze in divenire, che rivelano le tracce di un humus cosmico nonché il viaggio eterno del segno, che assume nuove forme nel suo divenire dialettico nello spazio. Il continuo interesse per la poesia, e i contatti diretti con gli amici artisti, hanno indotto l’artista a pensare ad un’idea-progetto da realizzare a quattro mani, dal titolo Specchio Alterato. Come scrive il critico d’arte Paolo Aita l’artista fa sua l’idea dello sdoppiamento creativo scoprendo un gioco di sostituzioni, di completamenti e di integrazioni che rompono il vecchio concetto di unitarietà compositiva dell’opera.

 A supporto della sua attività artistica sono stati prodotti documenti filmati dall’Università della Calabria tra cui “Pitture numerabili” nel 1986, “Memorie delle cose” nel 1987 e “Materia Rilevata” nel 1988.

 

opere esposte a vertigo

 

 

inaugurazione

“Della pelle al teschio”

venerdì 13 aprile

Serata di poesia e altro intorno a un teschio
con cinque poeti

Paolo Aita - Franco Araniti - Pino Corbo
Franco Dionesalvi - Franco Gordano

Un teschio dorato è una sorta di ossimoro che attenua l'angoscia e sprigiona la seduzione, espandendo una luce ambigua. Intorno a codesta ambiguità, cinque poeti e una lettrice d'eccezione proveranno a confrontarsi con l'arte di Salvatore Anelli che con un teschio dorato apre la sua mostra Specchio alterato in corso nello spazio di Vertigo. Paolo Aita, Franco Araniti, Pino Corbo, Franco Dionesalvi, Franco Gordano e Alessandra Romeo lo faranno al crepuscolo d'un pomeriggio di aprile, il mese del poeta, il più crudele.